Referendum CGIL sul lavoro

La CGIL sta promuovendo 4 importanti quesiti referendari che riguardano le principali criticità dell’impianto normativo in materia di lavoro: licenziamenti , sicurezza sul lavoro e precarietà.

L’inesorabile crisi alla periferia dell’Unione Europea

La periferia dell’Ue vede i sindacati schiavi del modello concertativo e l’assenza di conflitto e di posizioni radicali in materia di tassazione, welfare e lavoro alimenta la spirale della precarietà e del consenso alle destre.

Flessibilizzare stanca

La perdita della sicurezza del posto di lavoro toglie la possibilità di progettare a lungo termine, implementando il senso di smarrimento e la paura per il futuro

Il lato oscuro della flessibilità

Diversi studi hanno mostrato le problematiche, a partire dai rischi per la salute dei lavoratori, legati alle nuove forme di organizzazione del lavoro: un’occupazione precaria aumenta la sensazione di insicurezza e marginalità, provocando l’incremento di stress e preoccupazione, con rischi per la salute molto gravi.

La normalizzazione della precarietà

Quanto più le nuove generazioni incontrano difficoltà nel trovare un reddito per la loro autonomia, tanto più la “famiglia” svolge, per incanto automatizzato dall’abitudine, il suo ruolo di tana-rifugio o ammortizzatore, contribuendo a scongiurare possibili disordini sociali.

Ritorno al cottimo

Nella forma del cottimo, oggi, non rientrano più solo quelle voci della busta-paga commisurate ai pezzi prodotti dal singolo o dal gruppo omogeneo di lavoratori, e neppure solo i premi di produzione. La grande messinscena della cosiddetta partecipazione del salario al profitto o al risultato d’impresa va riguardata con la massima diffidenza, essendo codesta la più insidiosa forma contemporanea di cottimo.

Ritorno al precariato

I mutamenti nell’organizzazione del lavoro volti a implementare la precarizzazione, in quanto appare la forma più adeguata a garantire un margine di profitto in una fase di crisi, provocano il venir meno di una visione prospettica del reale, in quanto tutto è appiattito in un’immediatezza priva di prospettive.